L’Italia deve partecipare a costruire il futuro dell’automotive. “Per farlo servono imprese forti, lavoratori qualificati, territori attrattivi, energia competitiva, credito accessibile, regole chiare e una politica industriale degna di questo nome”. È quanto ha sottolineato il Presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, intervenendo all’iniziativa “Il futuro dell’automotive: competenze in movimento”, promossa dalla Confederazione a Roma.

Costantini ha ribadito che la “CNA è pronta a fare la propria parte, con le imprese, con i sindacati e con le istituzioni. Perché difendere l’automotive significa difendere un pezzo decisivo della manifattura italiana e preparare il Paese alla prossima stagione industriale”.

Il Presidente CNA ha evidenziato la necessità di “una rappresentazione del Paese e dell’economia che rifletta la realtà”, evitando le letture catastrofiste e anche quelle per cui va tutto bene.

“Abbiamo una serie di criticità ormai strutturali. Ad esempio, il credito – ha detto – dobbiamo prendere atto che per le nostre imprese i prestiti di piccoli importi costano ancora troppo. Parliamo di tassi superiori al 9%”.

C’è il tema energia. “Non possiamo attendere 10-11 anni per avere risposte su una questione cruciale per la competitività delle imprese. Se Transizione 5.0 fosse stata realizzata secondo la nostra proposta avremmo installato 360mila impianti fotovoltaici con un risparmio sulle bollette da 1,6 miliardi l’anno. Siamo stati l’unica associazione – ha ricordato Costantini – che due anni fa alla conferenza europea dell’artigianato a proporre a tutte le altre di scrivere alle istituzioni europee per creare finalmente il mercato unico dell’energia. Abbiamo chiesto alla politica nazionale ed europea di mettere a terra l’agenda Draghi e l’agenda Letta per completare il mercato unico e dare impulso agli investimenti. E invece l’unico risultato è che dal 2024 a oggi le piccole imprese pagano l’energia il 55% in più”.

“Per affrontare le grandi sfide – ha concluso Costantini – la dimensione nazionale non è sufficiente. Serve più Europa e un’Europa più forte, e servono politiche industriali che tengano conto del 98% del tessuto produttivo che è rappresentato da piccole imprese”.