“Siamo i naturali facilitatori delle imprese nella sfida legata all’arrivo dell’Ai in tutti i processi produttivi. La CNA rappresenta affidabilità e serietà e ha una missione precisa: accompagnare le imprese in questo passaggio delicato, governando l’innovazione senza rinunciare al valore delle persone. Il nostro sistema è il luogo giusto per affrontare e cogliere pienamente questa sfida”.
Lo ha detto il Segretario generale della CNA, Otello Gregorini, intervenendo al convegno ‘AI e Piccole Imprese“, tenutosi a Roma. “La CNA è centrale – ha aggiunto – non solo nel ruolo della rappresentanza, ma anche nel dare risposte operative e concrete ai bisogni che le nostre imprese ci manifestano ogni giorno, perché ogni giorno siamo al loro fianco. Dobbiamo essere all’altezza di gestire questa trasformazione, mettendo le imprese nelle migliori condizioni possibili. Tutto il patrimonio di esperienze del sistema CNA deve diventare un patrimonio comune. È questa l’arma principale che abbiamo per affrontare e vincere la sfida dell’intelligenza artificiale”.
E al centro del convegno c’era proprio la necessità accompagnare le Pmi nell’implementazione dei nuovi processi legati alla diffusione dell’Ai. Alla base delle riflessioni protagoniste della giornata una ricerca presentata da Marco Baldi Responsabile area studi CNA e Luca Iaia, Responsabile CNA Marketing. Il rapporto nasce da un’attività di indagine e ricerca condotta direttamente presso le imprese associate. Il primo studio, realizzato nel 2024 e una seconda indagine del 2025 che ha coinvolto oltre 2.500 imprese. Infine, si è appena conclusa una terza ricerca dedicata alla Physical AI, cioè all’intelligenza artificiale applicata ai sistemi fisici e ai processi produttivi, che sta cambiando profondamente il modo in cui vengono organizzate le attività e realizzati i prodotti.
“Secondo la nostra ricerca – ha chiarito Baldi – circa il 60% degli imprenditori dichiara di voler utilizzare l’intelligenza artificiale e c’è la diffusa consapevolezza che questo cambiamento sia inevitabile. Inoltre, anche gli imprenditori più anziani manifestano un forte interesse verso queste tecnologie”.
“Le imprese, però, chiedono di essere accompagnate – ha aggiunto Baldi – hanno bisogno di qualcuno che entri in azienda, analizzi il modo in cui lavora e suggerisca le soluzioni tecnologiche più adatte per ottimizzare i processi produttivi. Per questo riteniamo che un modello simile a quello dei Temporary Export Manager possa essere particolarmente efficace anche per l’intelligenza artificiale: professionisti in grado di entrare nelle imprese, comprenderne le esigenze e individuare le applicazioni più utili delle tecnologie oggi disponibili, traducendole in un reale miglioramento dei processi produttivi”.
“Per affrontare questa trasformazione servono nuovi strumenti di accompagnamento e figure in grado di aiutare le imprese a capire dove l’intelligenza artificiale possa realmente essere utile – gli ha fatto eco la Vice Presidente nazionale Nives Canovi – evitando investimenti improvvisati e trasformando la complessità in opportunità. Il compito della rappresentanza non è sostituirsi all’imprenditore, ma metterlo nelle condizioni di scegliere meglio. L’Italia non vincerà questa sfida copiando altri modelli tecnologici, ma valorizzando ciò che la rende unica: la qualità della manifattura, la creatività, la cultura del fare, i mestieri e le competenze artigiane”.
Ha aperto i lavori Alessio Butti Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con la delega all’innovazione.
“Il Governo ha definito una strategia italiana per l’intelligenza artificiale basata su principi di sicurezza, etica, inclusione e sviluppo, con l’obiettivo di costruire un modello italiano capace di coniugare innovazione e centralità della persona – ha detto Butti – l’obiettivo è costruire un modello di intelligenza artificiale che valorizzi il patrimonio unico del nostro Paese: il saper fare, la creatività, le competenze artigiane e la qualità della produzione. La sfida è accompagnare le piccole imprese dentro una nuova stagione tecnologica senza cancellare la loro identità, ma rendendole più forti, competitive e riconosciute nel mondo”
Nel corso della mattinata si sono susseguiti gli interventi dei relatori a partire da Brando Benifei, eurodeputato e relatore del’Ai Act, che ha spiegato come l’Ue sia modello nel mondo per l’introduzione di una forma di regolamentazione dell’uso dell’intelligenza artificiale.
Stefano Miceli, Docente di economia e di gestione delle imprese presso l’università Ca Foscari di Venezia è, invece, intervenuto sul tema ‘Ripensare l’impresa con l’intelligenza artificiale”. “Molte imprese italiane hanno dimostrato che è possibile unire artigianalità e tecnologia avanzata – ha spiegato – la vera innovazione nasce dall’incontro tra competenze umane e strumenti tecnologici di punta. La sfida non è creare un’economia separata dalla società, ma costruire un futuro in cui innovazione tecnologica, territori, comunità e lavoro umano rimangano collegati”.
Il tema dell’etica e di una AI responsabile è stato invece al centro dell’intervento di Laura Palazzani Docente di Filosofia e diritto presso l’Università LUMSA. La Palazzani ha messo in luce il concetto di di umanocentrismo. “Occorre mettere l’uomo al centro anche nell’uso della tecnologia – ha spiegato – la tecnologia deve essere accolta e utilizzata, ma sempre mantenendo il controllo umano”.
Hanno concluso la giornata due interventi di rilievo: “Robotica e piccole imprese: come sostenere il Made in Italy” di Bruno Siciliano professore ordinario di automatica e robotica presso l’Università Federico II di Napoli ed Emanuela Girardi Presidente di ADRA- associazione europea per l’intelligenza artificiale, i dati, la robotica che è intervenuta proprio su “Dati robotica e Ai: le nuove frontiere della competitività europea”.
“La nuova frontiera rispetto all’Industria 4.0 è integrare tecnologia e capacità umana. – ha chiarito Siciliano – ed è anche il concetto che ho definito come “umanesimo tecnologico”: mettere l’uomo al centro e usare la tecnologia per consentire alle persone di svolgere lavori più creativi, riducendo lo stress psicofisico e aiutandole nelle attività manuali”.
Emanuela Girardi si è infine soffermata sull’utilizzo degli agenti di Ai per gestire una piccola impresa. “L’utilizzo degli agenti di intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità per le imprese, ma comporta anche una precisa responsabilità: delegare un’attività a un sistema intelligente non significa delegare la responsabilità, che resta sempre in capo all’azienda e all’imprenditore – ha chiarito – per questo è fondamentale definire regole chiare di utilizzo, soprattutto nella gestione dei dati. L’approccio corretto è graduale: partire da piccoli progetti, sperimentare, acquisire competenze e solo successivamente estendere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ai processi più strategici”. Infine, secondo la Girardi, da considerare è il costo dell’utilizzo dell’AI. “Stiamo entrando nella cosiddetta token economy – ha concluso – ogni richiesta, ogni elaborazione e ogni attività svolta dai sistemi intelligenti ha un costo. Per questo sarà sempre più importante imparare a utilizzare questi strumenti in modo consapevole, scegliendo quando applicarli e per quali attività possono generare realmente valore”.


