Più tutele contro frodi e contraffazioni, sanzioni rafforzate e maggiore attenzione a tracciabilità, controlli e produzioni di qualità. La Legge 21 aprile 2026, n. 75 introduce un nuovo quadro normativo che riguarda da vicino anche le micro e piccole imprese agroalimentari.

Dal 29 maggio 2026 è in vigore la Legge 21 aprile 2026, n. 75, “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari”. La riforma interviene in modo significativo sulla disciplina delle frodi agroalimentari, rafforza alcune sanzioni e modifica le regole relative a controlli, tracciabilità e tutela delle produzioni di qualità.

Le novità non riguardano soltanto le grandi aziende dell’industria alimentare. Il nuovo quadro interessa infatti tutta la filiera e quindi anche le piccole imprese che producono, trasformano, confezionano, importano, distribuiscono o vendono prodotti alimentari.

Più strumenti contro frodi e false indicazioni

Uno degli interventi più rilevanti riguarda il rafforzamento delle norme penali destinate a contrastare la commercializzazione di alimenti non genuini e le false indicazioni relative a origine, provenienza, qualità e quantità dei prodotti.

La legge introduce inoltre nel Codice penale una specifica sezione dedicata ai “delitti contro il patrimonio agroalimentare” e prevede il nuovo reato di frode alimentare.

La nuova fattispecie riguarda chi commercializza, anche attraverso canali online, alimenti consapevolmente non genuini o difformi rispetto alle caratteristiche dichiarate, con l’obiettivo di indurre in errore il compratore e ottenere un profitto.

Sono previste conseguenze più severe nei casi caratterizzati, ad esempio, dall’utilizzo di indicazioni ingannevoli, documenti falsi, false certificazioni biologiche, grandi quantitativi di prodotto o da un’attività organizzata.

Viene inoltre rafforzata la tutela delle Denominazioni di origine protetta (DOP) e delle Indicazioni geografiche protette (IGP), con un aumento delle sanzioni collegate alle violazioni e alle contraffazioni.

Tracciabilità: cresce l’importanza della documentazione

Un altro punto centrale della riforma riguarda la rintracciabilità degli alimenti.

Per le imprese diventa ancora più importante essere in grado di ricostruire correttamente la provenienza e la destinazione dei prodotti, conservando e gestendo in modo ordinato la documentazione necessaria a seguire i diversi passaggi lungo la filiera.

La legge aumenta sensibilmente le sanzioni previste in caso di violazione degli obblighi di tracciabilità. Per questo motivo anche le imprese di dimensioni più contenute sono chiamate a prestare particolare attenzione alle procedure interne, alla gestione dei documenti e alla correttezza delle informazioni associate ai prodotti.

La disciplina interviene inoltre sulle informazioni destinate al consumatore e su diverse violazioni amministrative legate alla produzione e alla commercializzazione degli alimenti.

Più tutela per DOP e IGP

La legge rafforza anche gli strumenti di protezione delle produzioni di qualità.

Tra le novità è prevista la possibilità di utilizzare uno speciale contrassegno volontario per i prodotti DOP e IGP, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e finalizzato a incrementare sicurezza, tracciabilità e protezione dalle contraffazioni.

La riforma interviene inoltre sull’organizzazione dei controlli. Presso il Ministero dell’Agricoltura viene istituita una cabina di regia con il compito di favorire il coordinamento tra le diverse attività di vigilanza nel comparto agroalimentare.

Sono previste anche disposizioni specifiche per alcuni settori, tra cui quello lattiero-caseario e la pesca marittima.

CNA: distinguere le frodi dagli errori formali

Per CNA Emilia-Romagna, il rafforzamento della tutela delle produzioni agroalimentari deve però accompagnarsi a un sistema sanzionatorio proporzionato alle dimensioni e alla struttura delle imprese.

«La tutela del patrimonio agroalimentare e il contrasto alle frodi sono obiettivi pienamente condivisibili da CNA Emilia-Romagna», sottolinea Massimiliano Poggi, presidente coordinatore dell’Unione CNA Agroalimentare Emilia-Romagna. «Riteniamo tuttavia importante che il sistema sanzionatorio sia effettivamente commisurato alle dimensioni e alla capacità economica delle micro e piccole imprese».

Secondo Poggi è fondamentale «distinguere con chiarezza le frodi e i comportamenti intenzionali dagli errori formali o occasionali, evitando che sanzioni particolarmente elevate possano compromettere la continuità di aziende sane che operano correttamente».

Per CNA servono quindi proporzionalità, gradualità e strumenti che consentano alle imprese di regolarizzare le irregolarità sanabili, insieme a un rapporto trasparente e costruttivo con le autorità competenti.

Anche grazie all’intervento di CNA durante la discussione del provvedimento, in alcuni casi le microimprese possono beneficiare di un sistema sanzionatorio maggiormente proporzionato alla dimensione aziendale e alla gravità della violazione.

Cosa possono fare concretamente le piccole imprese

Il nuovo quadro non implica necessariamente l’introduzione di strutture organizzative particolarmente complesse.

«Per le piccole imprese non servono necessariamente sistemi costosi», osserva Poggi. «È però indispensabile avere una gestione ordinata della documentazione, procedure semplici per la tracciabilità, un controllo periodico delle etichette e una persona che sappia come comportarsi in caso di verifica».

La prevenzione, in questo senso, passa soprattutto da una buona organizzazione interna: documenti facilmente reperibili, procedure conosciute dal personale e verifiche periodiche possono ridurre sensibilmente il rischio di contestazioni.

Allo stesso tempo, sottolinea CNA, nella determinazione delle sanzioni deve essere adeguatamente considerata la gravità effettiva della violazione, distinguendo le irregolarità formali dalle condotte fraudolente.

«Come CNA Agroalimentare Emilia-Romagna continueremo ad affiancare le imprese attraverso informazione, formazione e consulenza specialistica, anche grazie alla collaborazione con il CRISA dell’Università di Modena e Reggio Emilia e al dialogo con gli organismi di controllo competenti», conclude Poggi.

«La repressione delle frodi deve accompagnarsi a regole chiare, controlli coordinati e strumenti che aiutino le micro e piccole imprese a prevenire gli errori e a operare correttamente».

Tre seminari per approfondire la nuova normativa

Per aiutare le imprese a conoscere il nuovo quadro e affrontarne concretamente l’applicazione, CNA Emilia-Romagna, insieme a CNA Ravenna, CNA Forlì-Cesena e CNA Parma e in collaborazione con CRISA – Centro di Ricerca Interdipartimentale sulla Sostenibilità e sulla Compliance Aziendale di UNIMORE, promuove tre incontri dedicati alla Legge 21 aprile 2026, n. 75 e al confronto con gli organismi di controllo.

Gli appuntamenti dedicati alle “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani” sono in programma:

  • 15 ottobre 2026, ore 15.00 – CNA Ravenna, viale Randi 90, Ravenna
  • 28 ottobre 2026, ore 15.30 – CNA Forlì-Cesena, via Pelacano 29, Forlì
  • 26 novembre 2026, ore 15.30 – CNA Parma, via La Spezia 52/a, Parma

Gli incontri offriranno alle imprese l’opportunità di approfondire le principali novità legislative, comprendere meglio il funzionamento dei controlli e delle sanzioni e confrontarsi su casi e problemi che possono emergere nell’attività quotidiana.