L’energia non è più soltanto una voce di costo. È diventata una condizione di competitività, una leva di sviluppo, un fattore che incide sulla capacità delle imprese di investire, innovare e programmare il proprio futuro.
È da questa consapevolezza che ha preso avvio l’Assemblea 2026 di CNA Emilia-Romagna, ospitata al DAMA Tecnopolo Data Manifattura Emilia-Romagna di Bologna e dedicata al tema “Energia d’impresa. Rappresentare la nuova autonomia produttiva delle imprese”. Un appuntamento che ha riunito imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e del sistema CNA per confrontarsi su una delle sfide più decisive per il sistema produttivo italiano.
È stata anche l’occasione in cui CNA Emilia-Romagna ha presentato il Manifesto per l’energia d’impresa, un documento politico costruito a partire dal confronto con imprese, categorie e territori, che individua le priorità necessarie per accompagnare le micro e piccole imprese nella transizione energetica.
Un percorso nato dall’ascolto delle imprese
L’assemblea rappresenta il punto di arrivo di un percorso di confronto sviluppato nelle scorse settimane attraverso gli Stati Generali della Rappresentanza promossi da CNA Emilia-Romagna. Un lavoro che ha coinvolto l’intero sistema associativo con un obiettivo preciso: partire dai problemi concreti vissuti quotidianamente dalle imprese per costruire una proposta politica capace di guardare al futuro. L’energia è emersa come uno dei temi più sentiti dagli imprenditori, perché da essa dipendono oggi le possibilità di programmare investimenti, assumere personale, sviluppare nuovi prodotti, affrontare nuovi mercati e mantenere competitiva la manifattura italiana. Ad aprire i lavori è stato il Segretario regionale Diego Benatti: «Come CNA Emilia-Romagna abbiamo scelto di partire dall’ascolto delle imprese per capire come rendere la transizione energetica davvero accessibile e sostenibile per le micro, piccole e medie imprese. Solo conoscendo i problemi reali possiamo costruire risposte efficaci. Questo è il metodo di CNA: tenere le imprese al centro del dibattito pubblico, trasformare i loro bisogni in proposte e costruire insieme percorsi concreti che rendano la transizione energetica una leva di competitività e sviluppo.»
Cavini: “L’energia è diventata una questione di libertà per le imprese”
Nella sua relazione, il presidente di CNA regionale Paolo Cavini ha sottolineato come il tema energetico rappresenta oggi una vera questione di politica industriale. «L’energia non è più soltanto una voce di costo: oggi è una condizione di competitività. Per una micro o piccola impresa, poter contare su costi energetici stabili significa poter investire, assumere, innovare e guardare al futuro con maggiore fiducia. Per questo chiediamo che l’energia diventi una priorità della politica industriale del Paese». Le crisi internazionali degli ultimi anni – dalla guerra in Ucraina alle tensioni geopolitiche che continuano a interessare numerose aree del mondo – hanno mostrato quanto rapidamente eventi apparentemente lontani possano tradursi in difficoltà concrete per le imprese italiane. Per questo, secondo CNA Emilia-Romagna, non è più sufficiente affrontare il tema energetico esclusivamente nelle fasi di emergenza. Occorre costruire una strategia di lungo periodo.
«Con il Manifesto per l’energia d’impresa – ha sottolineato il presidente Cavini – CNA Emilia-Romagna propone una strategia concreta per accompagnare le micro e piccole imprese nella transizione energetica. Servono regole più semplici, investimenti accessibili, sostegno all’autoproduzione e una rappresentanza capace di trasformare i problemi delle imprese in soluzioni».
Il Manifesto per l’energia d’impresa
L’obiettivo è rafforzare progressivamente l’autonomia energetica del Paese riducendo la dipendenza dalle importazioni, sostenendo la produzione nazionale di energia, favorendo l’autoproduzione delle imprese, investendo nelle reti e nei sistemi di accumulo e accompagnando concretamente la transizione delle micro e piccole imprese.
Da questa visione nasce il Manifesto CNA per l’energia d’impresa, la piattaforma politica presentata durante l’Assemblea. Il documento individua cinque direttrici sulle quali costruire il lavoro dei prossimi anni:
- La prima direttrice riguarda la semplificazione dell’accesso alla transizione energetica, attraverso procedure amministrative più snelle, tempi autorizzativi certi e strumenti realmente utilizzabili dalle piccole imprese.
- La seconda punta a sostenere l’autoproduzione e lo sviluppo delle nuove energie, valorizzando il potenziale dei capannoni industriali, delle aree produttive e delle comunità energetiche.
- La terza propone di rendere gli investimenti energetici concretamente finanziabili, rafforzando gli strumenti di credito, le garanzie e le misure di accompagnamento.
- La quarta riconosce il ruolo centrale della filiera artigiana nella realizzazione della transizione energetica, valorizzando le competenze delle imprese che operano nell’impiantistica, nell’edilizia specializzata, nella manutenzione, nell’efficienza energetica e nei servizi tecnici.
- Infine, il Manifesto individua nella rappresentanza una vera infrastruttura della transizione, capace di mettere in relazione imprese, istituzioni, sistema del credito, ricerca e territori.
Le imprese raccontano la transizione
Dopo la relazione del Presidente Cavini, il dibattito è entrato nella dimensione concreta dell’impresa. Le testimonianze di Simonetta Zalambani, di OCM Clima, e di Fabia Fabbiani, di Arti Grafiche Reggiani, hanno mostrato come la questione energetica non rappresenti un tema teorico, ma una componente sempre più presente nelle scelte quotidiane delle aziende. Zalambani ha richiamato il ruolo delle imprese come protagoniste del cambiamento, sostenendo che la responsabilità dell’imprenditore non si esaurisce nel fare impresa, ma comprende anche la capacità di diffondere cultura e buone pratiche. «La responsabilità degli imprenditori è anche quella di fare cultura attraverso l’esperienza, non solo fare business», ha osservato. Per Fabbiani la sostenibilità non rappresenta un obiettivo accessorio, ma una scelta strategica che orienta lo sviluppo dell’impresa. Arti Grafiche Reggiani ha infatti brevettato un sistema che sostituisce il tradizionale tappo in plastica, un’innovazione che è valsa all’azienda la menzione speciale al premio Innovatori Responsabili della Regione Emilia-Romagna.
Innovazione, investimenti, organizzazione della produzione, sostenibilità e competitività sono ormai aspetti strettamente collegati. Le loro esperienze hanno restituito la fotografia di imprese che affrontano il cambiamento con pragmatismo, nella consapevolezza che la transizione energetica rappresenti ormai una parte integrante delle strategie di sviluppo.
Il confronto con le istituzioni
Nel corso dell’Assemblea è intervenuto anche il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, che ha richiamato la necessità di rafforzare la competitività del sistema produttivo europeo in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche e commerciali. Per Colla, la risposta non può che essere una nuova politica industriale fondata sulle filiere, sull’innovazione e sul rafforzamento della sovranità tecnologica europea. «Il sistema manifatturiero dell’Emilia-Romagna ha dimostrato una straordinaria resilienza. Oggi non stiamo vivendo una semplice transizione, ma una profonda trasformazione: per affrontarla dobbiamo reindustrializzare l’Europa, investire nelle competenze e rafforzare la nostra autonomia tecnologica, senza arretrare sugli obiettivi della transizione climatica», ha affermato.
A chiudere i lavori è stato il presidente nazionale di CNA, Dario Costantini, che ha richiamato le difficoltà che le imprese stanno affrontando in uno scenario internazionale segnato da guerre, tensioni commerciali e instabilità dei mercati. Ha ribadito la necessità di ridurre la dipendenza energetica del Paese, semplificare l’accesso agli investimenti e sostenere con strumenti stabili l’autoproduzione e l’efficientamento energetico delle micro e piccole imprese. «Noi artigiani siamo abituati a costruire, riparare e creare valore, non a distruggere. Le guerre non ci piacciono perché, oltre al dramma umano, mettono in difficoltà le nostre imprese. Per questo servono politiche energetiche più coraggiose, regole più semplici e un sostegno concreto agli investimenti, affinché anche le PMI possano essere protagoniste della transizione energetica», ha affermato.


