A partire dal 27 settembre 2026 entreranno pienamente in vigore le nuove disposizioni introdotte dal Decreto Legislativo n. 30/2026, che ha recepito in Italia la Direttiva europea sulla tutela dei consumatori e sul contrasto al cosiddetto greenwashing.
Le nuove regole riguardano tutte le imprese che comunicano con i consumatori attraverso siti internet, social network, materiale pubblicitario, packaging, etichette, cataloghi ed e-commerce e introducono obblighi più stringenti in materia di dichiarazioni ambientali e sostenibilità.
Che cos’è il greenwashing
Per greenwashing si intende l’utilizzo di messaggi, simboli o dichiarazioni che attribuiscono a prodotti o aziende caratteristiche ambientali non dimostrate, generiche o potenzialmente fuorvianti.
L’obiettivo della normativa è garantire che le informazioni fornite ai consumatori siano chiare, veritiere, verificabili e supportate da elementi oggettivi.
Le principali novità
Tra gli aspetti più rilevanti introdotti dalla nuova disciplina vi sono:
Stop alle affermazioni ambientali generiche
Non potranno più essere utilizzate espressioni come:
- “green”;
- “eco”;
- “ecologico”;
- “amico dell’ambiente”;
- “climate friendly”;
- “biodegradabile”;
se non adeguatamente supportate da prove verificabili riferite alle reali prestazioni ambientali del prodotto o del servizio.
Maggiore attenzione ai marchi di sostenibilità
Le imprese non potranno utilizzare marchi, loghi o simboli ambientali creati autonomamente e privi di validazione.
Le dichiarazioni e i marchi di sostenibilità potranno essere utilizzati esclusivamente se basati su:
- sistemi di certificazione riconosciuti;
- schemi approvati da autorità pubbliche;
- strumenti previsti dalla normativa nazionale ed europea.
Particolare importanza assume quindi il ricorso a sistemi di certificazione accreditati che garantiscano trasparenza e credibilità delle informazioni comunicate al mercato.
Obiettivi ambientali futuri: servono prove concrete
Diventano più rigorose anche le regole relative agli impegni ambientali dichiarati per il futuro.
Affermazioni quali:
- “carbon neutral entro il 2030”;
- “zero emissioni”;
- “net zero”;
- “impatto climatico nullo”;
dovranno essere supportate da:
- obiettivi chiari e pubblicamente accessibili;
- piani di attuazione realistici;
- indicatori misurabili;
- verifiche periodiche effettuate da soggetti terzi indipendenti.
Non sarà inoltre possibile fondare tali dichiarazioni esclusivamente su meccanismi di compensazione delle emissioni.
Informazioni più trasparenti su durata e riparabilità
La normativa introduce anche nuove tutele per i consumatori in relazione alla durata dei prodotti, alla loro riparabilità e agli aggiornamenti software nei beni che incorporano componenti digitali.
Le informazioni fornite al momento dell’acquisto dovranno essere più complete e maggiormente trasparenti.
Sanzioni elevate per le violazioni
Le imprese che non si adegueranno alle nuove disposizioni potranno essere soggette a controlli e sanzioni da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).
Le sanzioni amministrative possono raggiungere importi particolarmente rilevanti e, nei casi più gravi di violazioni transfrontaliere, possono essere parametrate anche al fatturato dell’impresa.
Cosa devono fare le imprese
Alla luce delle nuove disposizioni, è opportuno che le imprese procedano quanto prima a una verifica di:
- siti internet e piattaforme e-commerce;
- profili social e campagne pubblicitarie;
- cataloghi e materiale promozionale;
- etichette e packaging;
- dichiarazioni ambientali e documentazione a supporto delle stesse.
In particolare, ogni affermazione relativa a sostenibilità, impatto ambientale, riduzione delle emissioni, economia circolare o caratteristiche “green” dovrebbe essere supportata da evidenze documentali verificabili.
Per ulteriori informazioni, contatta Giulia Fante: giulia.fante@reggioemilia.cna.it – 0522 356370


